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  17  .  La  Restaurazione in Italia:  la funzione  antiaustriaca  del
Piemonte.
  
  Da:  G. Candeloro, Storia dell'Italia moderna, secondo, Feltrinelli,
Milano, 1958.
     
         Al  congresso  di Vienna "le sorti dell'Italia furono  decise
         soprattutto  dalle grandi potenze", che vollero una  penisola
         frammentata  in  stati di varie dimensioni  e  sottoposta  al
         predominio  dell'Austria. Ci rappresentava indubbiamente  un
         notevole  ostacolo  al  raggiungimento dell'unit  nazionale,
         ma,  allo  stesso tempo, sostiene in questo passo lo  storico
         italiano  Giorgio Candeloro, indicava per quale  strada  essa
         avrebbe  potuto  essere  ottenuta.  L'Austria,  infatti,   in
         quanto   forza   egemone,   era   il   nemico   da   battere,
         indipendentemente dal tipo di organizzazione politica che  si
         intendesse  realizzare una volta ottenuta  l'indipendenza,  e
         il  Piemonte era il solo stato italiano potenzialmente capace
         di  opporsi  al  predominio  austriaco,  perch  era  l'unico
         realmente autonomo, e soprattutto perch le maggiori  potenze
         lo  consideravano  un  "elemento  essenziale  dell'equilibrio
         europeo"  e  per questo ne avrebbero garantito l'indipendenza
         e l'integrit territoriale.
     
Il grande rafforzamento del predominio austriaco in Italia rispetto al
secolo   diciottesimo  attuato  nel  1814-1815  fece  della  monarchia
asburgica  la  principale nemica dell'indipendenza, dell'unit  e  del
progresso  d'Italia.  Il  compito  del  movimento  nazionale  italiano
diventava  cos  molto difficile, ma veniva anche in  un  certo  senso
semplificato dalla facile identificazione dell'avversario  principale:
infatti,  mentre  sul  problema dell'unit e su quello  della  libert
(cio  della nuova organizzazione politica interna da dare all'Italia)
vi   furono  durante  tutto  il  Risorgimento  forti  contrasti  e  si
svilupparono  varie correnti politiche, sul problema dell'indipendenza
pochissime  furono  le  discussioni, poich fu ben  presto  abbastanza
chiaro  per  tutti  che l'eliminazione del dominio  austriaco  era  la
condizione  imprescindibile per la realizzazione  di  un  rinnovamento
politico dell'Italia, quali che ne fossero la profondit e la vastit.
Su  questo punto i contrasti riguardarono il metodo da seguire, non lo
scopo ultimo da raggiungere.
     Nel  1815,  divenuta padrona, oltre che del suo vecchio  possesso
del  Milanese,  anche  di  tutti  i territori  dell'antica  Repubblica
veneziana,  della Valtellina e del Trentino, l'Austria si assicur  un
vasto  dominio  italiano  congiunto  attraverso  una  larga  e  comoda
continuit  territoriale al nucleo principale  della  monarchia  e  si
assicur al tempo stesso il predominio sul Mare Adriatico. Inoltre ben
tre Stati italiani furono affidati a prncipi imperiali: il ducato  di
Parma,  attribuito a Maria Luisa d'Asburgo ex imperatrice dei Francesi
(sebbene nel 1817 si stabilisse
     
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     che   alla  morte  di  Maria  Luisa  il  ducato  dovesse   essere
retrocesso ai Borbone di Parma, insediati per il momento a Lucca);  il
ducato  di  Modena, attribuito a Francesco quarto di Austria-Este;  il
granducato  di  Toscana, ritornato a Ferdinando  di  Lorena,  fratello
minore  dell'imperatore d'Austria. Infine l'Austria ottenne il diritto
di  presidiare  le cittadelle di Ferrara, di Piacenza e di  Comacchio,
ci che significava la possibilit di pronti interventi militari nello
Stato pontificio e quindi nel Regno meridionale.
     In   quest'ultimo  la  restaurazione  dei  Borbone  era  avvenuta
mediante  l'intervento  militare austriaco contro  Murat,  sulla  base
della  convenzione  austro-borbonica del  29  aprile  1815,  la  quale
prevedeva  tra  l'altro  la conclusione di  un  trattato  di  alleanza
difensiva  permanente, che fu poi stipulato il 12  giugno  successivo.
[...]
     Non  riusc tuttavia al Metternich di realizzare in modo completo
il  suo  piano di assoluto predominio austriaco in Italia,  perch  il
governo piemontese rifiut di concludere con l'Austria un trattato  di
alleanza  e quindi fece fallire anche il piano metternichiano  di  una
confederazione  o  lega  degli Stati italiani  con  la  partecipazione
dell'Austria,  che  avrebbe  dato una forma  giuridica  al  predominio
austriaco.
     Ma  anche se Metternich non pot raggiungere allora tutti i  fini
che  si  era  proposto, la posizione dell'Austria in  Italia  era  pur
sempre  formidabile e tale da non potere essere seriamente  osteggiata
da nessuno Stato italiano. Sia per la piccolezza territoriale e per  i
legami dinastici con l'Austria, sia per la debole struttura interna  e
per  la  mancanza di forze armate efficienti, sia per precisi  impegni
diplomatici,  tutti  gli  Stati italiani,  salvo  il  Piemonte,  erano
strettamente  legati  all'Austria. Il Piemonte costituiva  un  caso  a
parte  poich  godeva  di  una  situazione  privilegiata  per  la  sua
posizione  geografica,  per  il suo ingrandimento  con  l'acquisto  di
Genova  e  soprattutto per il fatto di essere un  elemento  essenziale
dell'equilibrio  europeo. La Francia, la Russia,  l'Inghilterra  e  la
Prussia,  ognuna  per  sue  ragioni  particolari,  non  avrebbero  mai
permesso  che il Piemonte fosse conquistato dall'Austria  o  fosse  da
questa  ridotto  ad una troppo stretta subordinazione;  d'altra  parte
l'Austria  stessa, la Russia, la Prussia e l'Inghilterra non avrebbero
mai  permesso che il Piemonte cadesse un'altra volta sotto il  dominio
francese;  infine l'Inghilterra, la Prussia e la Russia non  avrebbero
mai  permesso  che  esso fosse spartito tra l'Austria  e  la  Francia.
Insomma,    chiusasi   la   parentesi   napoleonica,   il   meccanismo
dell'equilibrio europeo tornava ad agire automaticamente a favore  del
Piemonte,  il quale ancora una volta veniva ricostruito, ingrandito  e
garantito dalla diplomazia europea. Per tutte queste ragioni il  regno
di   Sardegna  rappresentava  il  principale  ostacolo  al  predominio
completo dell'Austria sull'Italia.
     Tuttavia questa funzione antiaustriaca del Piemonte fu per  molto
tempo  limitata  e  resa  in certi periodi soltanto  potenziale  dalla
politica  reazionaria  della monarchia sabauda;  infatti  sul  terreno
della  repressione  di  ogni  movimento  liberale  era  possibile,  ed
effettivamente   si   realizz  in  alcuni   momenti   decisivi,   una
collaborazione tra la monarchia piemontese e l'Austria. Inoltre non si
deve  confondere  il  latente o aperto sentimento antiaustriaco  della
dinastia e della classe dirigente piemontese (che fu un dato di  fatto
permanente  anche se spesso scarsamente efficace sul terreno  pratico)
con  l'idea  della  funzione nazionale italiana del Piemonte,  che  si
svilupp  a poco a poco e pot tradursi in pratica soltanto attraverso
un rinnovamento in senso liberale del Piemonte stesso.
